Venerabili

Chiara Maria della Passione

Biografia

Nacque a Orsogna (Chieti) l’11 aprile 1610 da Filippo Colonna, duca di Paliano, e da Lucrezia Tomacelli. Fu battezzata col nome di Giovanna Vittoria.

Il 7 gennaio 1623, venne affidata alle Agostiniane del monastero di S. Giuseppe dei Ruffi, a Napoli, e dopo tre anni, il 21 ottobre 1626, fu vinta dalla grazia con una conversione intima completa, illuminata da una prima visione del Cristo e corroborata l’anno successivo dall’emissione del voto di verginità. Dio le aveva mostrato in visione un monastero di Carmelitane Scalze, facendole comprendere che la voleva tra le figlie di s. Teresa: il confessore, però, la spinse verso le Agostiniane dei Ruffi, delle quali ella prese l’abito con la promessa di farvi la professione.

Ricondotta in famiglia a Genazzano nel 1627 e poi a Roma, resistette al padre e a Ludovico Guglielmo, principe di Paternò, che la voleva sposare, e, avendo casualmente conosciuto il monastero di S. Egidio in Trastevere, nel quale riconobbe la piccola casa teresiana mostratale in visione, con l’autorizzazione di Urbano VIII, il 4 ottobre 1628 vestiva ivi l’abito carmelitano, professandovi il 4 ottobre dell’anno seguente e prendendo il nome di Chiara Maria della Passione.

Nel 1643 fu eletta priora, ufficio nel quale fu poi confermata; nel 1654 fu inviata a fondare il nuovo monastero di Regina Coeli eretto dalla sorella Anna Colonna-Barberini e, dopo un triennio di vicariato, nel 1657 vi fu eletta priora (ciò che avvenne poi altre tre volte). Governò il monastero con sapienza e prudenza, mantenendo in tutto un raro equilibrio pieno di fede e di carità.

Morì il 22 giugno 1675.

Il 22 agosto 1762 venne promulgato il decreto sulle virtù eroiche.

Iter

1. Le norme canoniche riguardanti la procedura da seguire nelle Cause dei Santi sono contenute nella Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister promulgata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 (AAS LXXV, 1983, 349-355).

2. Per iniziare una Causa occorre che passino almeno 5 anni dalla morte del candidato. Ciò per consentire maggior equilibrio ed obiettività nella valutazione del caso e per far decantare le emozioni del momento. Tra la gente deve essere chiara la convinzione circa la sua santità (fama sanctitas) e circa l’efficacia della sua intercessione presso il Signore (fama signorum).

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